Quota 41 per disabili: più facile andare in pensione

I lavoratori invalidi potranno raggiungere prima la quota 41, secondo una legge italiana che vuole aiutare le persone con maggiori difficoltà ad andare in pensione prima. La misura, prevista dalla legge 388 del 2000, è pensata per i lavoratori invalidi almeno al 74% che abbiano lavorato presso aziende private, cooperative, o imprese pubbliche. Vediamo come funziona, nel dettaglio.

Quota 41 per invalidi, ecco come funziona

Tutti gli invalidi, con percentuale di invalidità pari almeno al 74%, quale che sia la causa della stessa, potranno raggiungere più facilmente la quota 41, ovvero la possibilità di andare in pensione in via anticipata.

Ricordiamo che i requisiti della quota 41 sono chiari e prevedono avere almeno 41 anni di contributi versati, aver lavorato, prima dei 19 anni di età, per almeno 12 mesi (i cosiddetti lavoratori precoci) ed essere in uno stato di disoccupazione a seguito di licenziamento o dimissioni per giusta causa. Per saperne di più, leggi tutti i requisiti per la quota 41.

La legge 388/2000 prevede uno “sconto” per tutti i lavoratori invalidi che hanno lavorato presso aziende pubbliche, private o cooperative. In sostanza, si potrà avere un beneficio di contribuzione pari a 2 mesi per ogni anno di lavoro svolto avendo un’invalidità superiore al 74%.

Facciamo un esempio. Un lavoratore che ha lavorato per 6 anni presso un’azienda privata avendo un’invalidità superiore al 74%, potrà beneficiare di uno sconto contributivo pari a 12 mesi, cioè un anno. In sostanza, potrà raggiungere la quota 41 avendo versato 40 anni di contributi invece che 41, proprio perché 12 mesi vengono “scontati”.

Nel raggiungimento della quota 41 non sarà invece possibile usare nessuna delle altre maggiorazioni convenzionali legate allo svolgimento di attività professionali particolari, come ad esempio la maggiorazione di servizio prevista per il personale docente o direttivo, così come non potranno essere usate le maggiorazioni prevista in passato per i ferrovieri, e così via.

Rimane esclusa dal conteggio, solo per le pensioni che vengono calcolate secondo il sistema contributivo la maggiorazione del 50% per periodi lavorativi svolti prima dei 18 anni di età.

Quota 41 per invalidi, è giusta? Le conclusioni

Sicuramente si tratta di una legge corretta, dal nostro punto di vista. La quota 41 è un’agevolazione che lo stato dà a tutti coloro che possono vantare una vita lavorativa alle spalle e che oggi sono disoccupati (per licenziamento o per dimissioni giusta causa). Chi si trova in difficoltà a causa di un’invalidità importante (pari almeno al 74%) può avere ancora più problemi a prestare la propria opera lavorativa, soprattutto con il passare degli anni e mano a mano che ci si avvicina all’età pensionabile.

Ecco dunque che permettere, a queste persone, di ricevere uno “sconto” sui contributi versati può far guadagnare anni preziosi per riposare e staccare la spina.

In definitiva, la decisione di dare uno sconto sulla quota 41 per i disabili la riteniamo una scelta giusta. Per saperne di più su come fare domanda e tutte le opzioni del caso, è consigliato rivolgersi direttamente ad un consulente del lavoro, al patronato oppure alla sede INPS più vicina a casa propria.

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